L'amore per l'automobile ai tempi della sostenibilità

Questa è la storia di un ingegnere che ha la passione per le auto e una spiccata sensibilità ambientale. Le due cose potrebbero essere inconciliabili se non fosse che il nostro si mette a studiare un prototipo per rendere meno impattante - in termini di emissioni di CO2 - la propria utilitaria e nel frattempo anticipa di qualche decennio gli orizzonti del mercato automobilistico.

Non più di quattro anni fa Valerio Vannucci, 47 anni, si lascia sedurre dalla pubblicità dell'urban crosser targato Renault, il biposto Twizy a propulsione elettrica. Si reca in concessionaria e lo testa per 24 ore: è amore a prima vista. Compila il questionario di gradimento e dopo un anno e mezzo viene invitato dalla stessa casa produttrice a provare la Zoe, una berlina 5 posti elettrica. Una meraviglia.

Scrupolosamente, come si conviene a chi è sull'orlo di abbandonare la via vecchia per la nuova, decide di esaminare tutti i modelli elettrici presenti sul mercato, sfatando l'errata convinzione che le prestazioni siano inferiori. Al contrario: a parte le emissioni zero, le trova facili da guidare, rilassanti perché il cambio marce è direttamente gestito dalla centralina, silenziose fino a sentire solo la carezza del vento sull'abitacolo. Ma... come in tutte le storie d'amore, c'è un ma: il prezzo non è proprio abbordabile, dovuto al costo delle batterie (a litio polimero o litio-ferrofosfato).

E allora inizia a navigare su internet alla ricerca di una qualche soluzione: di link in link arriva a quella che è considerata una vera e propria bibbia sulla conversione, “Build Your Own Electric Vehicle" di Seth Leitman, il guru statunitense delle eco-tecnologie. Non gli sfuggono un paio di formule errate e così contatta l’autore che dopo appena un'ora gli risponde via mail ringraziandolo delle note e anzi pubblicandole sul proprio visitatissimo blog. Cose che capitano solo in America?

Non proprio. Valerio partecipa a Ecofuturo nella Libera Università di Alcatraz, quella di Iacopo Fo per intenderci, dove matura l'idea di spingersi oltre il lavoro di Leitman: convertire qualunque auto, vecchia o nuova, a scoppio in elettrica. Ne parla con quello che sarà il suo “socio”, Alberto Trentadue. Non poteva trovare partner migliore: nati nello stesso giorno (26 aprile 1968), ingegneri (aerospaziale il primo, elettronico il secondo), desiderosi di mettersi in gioco spalancando le porte della creatività.

I due rispondono alla Call for Makers del Civibox Makers di Modena, organizzano una presentazione del progetto - che nel frattempo si è stratificato con una visione più ampia di sostenibilità che non comprende esclusivamente la ricerca tecnologica ma anche dinamiche sociali ed economiche - partecipano al bando Climate-KIC Lauchpad e diventano un gruppo informale, IAIAGI. Il nome ha una duplice lettura. Seria: Integrated Automotive Idea for an Advanced Galileo Ferraris finding Implementation(costui scoprì il campo magnetico rotante, ovvero il principio su cui si basano i motori elettrici a corrente alternata). Evocativa: semplicemente le iniziali del nomignolo affibbiato alla moglie di Valerio.

Attorno ai due “gemelli mancati” si riunisce un gruppo di circa 20 cervelli, differenti per professione e formazione, che decide di sostenere il progetto, di svilupparlo condividendo tempo, idee, competenze. Entro dicembre 2015 o giù di lì, il team sarà in grado di realizzare il primo kit prototipo, Kevin, per convertire tutte le automobili circolanti con motore a scoppio in auto elettriche, aggirando l'ostacolo rappresentato dalle centraline elettroniche.

È di qualche giorno fa l'accordo con una startup ferrarese, la Aicon Industry S.r.l. (www.aicon-industry.com), che fornirà la tecnologia necessaria a far “dialogare” Kevin con i dispositivi elettronici.

Non è finita qua. A osservare attentamente l'evoluzione del mercato automobilistico, i numeri indicano che tra qualche anno non si potranno produrre veicoli nuovi con la stessa frequenza di oggi, a causa di una serie di fattori concomitanti, non ultimo la temuta fine delle risorse petrolifere. Così il team IAIAGI si è posto l'obiettivo di implementare adesso la soluzione al problema di domani, non soltanto a livello di nuove tecnologie eco-efficienti ma attraverso un modello di condivisione del sapere, di microproduzione diffusa, senza alcuna proprietà intellettuale. Nelle intenzioni dei due fondatori, infatti, Kevin e successori saranno sviluppati all'interno dei vari Fab Lab che, come microfabbriche sul territorio, aiuteranno cittadini senza particolari abilità ingegneristiche a scaricarsi il manuale per la costruzione del kit, a realizzarlo attraverso le stampanti 3D o le macchine per il taglio laser, a omologarlo attraverso un ente certificatore d'oltralpe (in Italia è proibito modificare da soli un veicolo), come il TUV tedesco o l'equivalente spagnolo.

Il progetto è ambizioso, visionario, audace: immaginare tutto il processo produttivo di un'auto calcolandone l'impatto ambientale, dalle materie prime fino alla conversione e oltre, anche attraverso la costruzione di un indicatore tecnico per valutare l'impronta ecologica di ogni singolo materiale usato (segnate questa data: 26 aprile 1968); condividere il sapere senza brevetto in un ambiente open source esposto al contributo di tutti, nessuno escluso; frantumare gli ecomostri industriali - che tanto suolo e risorse hanno consumato del mondo - in piccoli opifici al servizio del singolo.

Il pensiero non può che correre allo scandalo Volkswagen, che ricorda un po' l'arresto di Al Capone per evasione fiscale. Come spiega Valerio, gli Stati Uniti hanno una conoscenza ormai ventennale nei veicoli elettrici e l'inasprimento dei danni causati dai cambiamenti climatici ha via via irrigidito la normativa in materia di emissioni di CO2: lo testimonia il recente impegno del Presidente Obama. Violare questa normativa non è un reato ambientale bensì una vera frode ai danni dello stato.

Un recente studio americano, facendo controlli a campione, ha scoperto che 9 veicoli su 10 sono “fuorilegge”, nonostante i test in laboratorio certifichino come tutti siano, al contrario, “in regola” (nell'uso reale probabilmente la situazione sarebbe diversa): così gi Stati Uniti hanno deciso di procedere contro la casa tedesca, forti di un mercato dell’auto elettrica dal segno positivo nel 2015, con conseguenti crescenti investimenti in innovazioni tecnologiche. Chi non vorrebbe una Tesla nel garage?

Valerio ci assicura che tra non molto potremo convertire con il suo kit fai-da-te le nostre vetture, percorrere fino a 200km con una ricarica spendendo al massimo 2 euro, emettere realmente zero emissioni. Nel frattempo non ci resta che aspettare in panchina oppure partecipare a questo anticipo di campionato, direttamente da casa cliccando www.iaiagi.com.